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Testo letto: Hecuba vv. 1-153
La tragedia è del 424. E’ possibile pensare ad alcuni avvenimenti dell’epoca (prima fase della guerra del Peloponneso) che comportarono una discussione su giustizia e vendetta, in particolare non solo sui colpevoli, ma sui loro figli?
- La scena presenta la tenda di Agamennone, da cui uscirà Ecuba (v. 53). Ma perché Ecuba, che nelle Troiane è assegnata ad Odisseo, si trova nella tenda di Agamennone? Forse vi si è recata in cerca di Cassandra, che però non riesce a trovare (v.88). Ha comunque con sé delle altre schiave, che l’assistono, e vi ha passato la notte. Le prigioniere assegnate dovrebbero abitare nelle tende dei nuovi padroni (v. 99); al v. 1016 si dice invece che le schiave hanno delle dimore proprie, ma probabilmente quest’affermazione fa parte dell’inganno di Ecuba a Polimestore, per attirarlo in cerca di tesori. Nella tragedia non si fa più riferimento a Odisseo come padrone. Quindi forse è una variante, e Ecuba è schiava di Agamennone.
- Il prologo è affidato al fantasma di Polidoro. In Euripide molti prologhi hanno personaggi divini, che anticipano gli eventi o li provocano, ma non sempre conoscono tutto ciò che avverrà.
Questo è l’unico caso in cui il personaggio protatico è un fantasma, essere intermedio rispetto agli uomini: conosce l’immediato passato e l’immediato futuro, ma non la conclusione della vicenda con la vendetta di Ecuba. Polidoro appare al di sopra della madre (ὑπέρ) (v. 30).
In genere il dio del prologo non ricompare più (una specie di eccezione è Hermes nello Ione, che risulta sempre presente di nascosto). Qui il personaggio protatico scompare dopo il prologo, ma il suo corpo ricompare nel corso della tragedia.
Leggiamo i vv. del Prologo: 1-53
- vv. 3-4: i nomi propri sono spesso in inizio di verso, sia per motivi metrici, sia per metterli in risalto. In particolare gli anapesti dei vv. 3, 4, 7 e il falso dattilo del v. 18.
Al v. 3 i nomi di figlio e madre sono uno dopo l’altro, il primo come anapesto, il secondo come tribraco (l’α è breve: v. il v. 31 e l’esito latino). La madre è più importante, ma al padre (v.4) sono poi dedicati sia il lungo racconto dell’improvvida scelta dell’ospite, sia quello dell’assassinio per mano del figlio di Achille (vv. 23-24). Πολύδωρος può alludere al rapporto con l’oro? Forse solo nella variante (Pacuvio, Igino) per cui è mandato dall’ospite quando è appena nato, con un nome significativo, ma non è la variante accolta qui.
- v. 10 ss.: ricorre continuamente sia il tema dell’oro, sia quello dell’ospitalità: ξένος indica un legame stabile fra due persone, che s’impegnano in un’ospitalità reciproca. Priamo e Polimestore sono fra loro ξένοι, ma anche parenti per matrimonio.
- v. 13: ὑπεξέπεμψε: il verbo ricompare al v. 13, ma al v. 10 troviamo ἐκπέμπει λάθρᾳ con lo stesso senso.
- v. 15: νέος ha il significato di ‘giovane’, mentre al v. 83 troviamo, come spesso in Euripide, il valore di ‘nuovo’ in senso negativo, ‘pericoloso, preoccupante’.
- Da notare l’alternanza fra aoristi e presenti storici nel racconto della fine di Troia.
- vv. 21-22: da notare i vari enjambements, ad es. 21-22 (in rilievo ψυχή), 26-27 (in rilievo μεθῆχ᾿).
- v. 24 ss: la morte di Priamo sarà ripresa da Virgilio, come la storia di Polidoro; anche κατεσκάφη può ricordare la distruzione di Troia ad opera degli dèi nella visione di Enea.
- v. 23: θεοδμήτῳ sembra avere solo qui (v. Rocci) il senso di ‘dedicato agli dèi’, ‘fabbricato per un dio’ invece di ‘fabbricato dagli dèi’.
- v. 31: ἀίσσω ‘slanciarsi’. Ma è anche il verbo dell’agitazione mentale, della follia.
- Molti termini indicano l’onda, il gorgo, il risucchio, anche in ambiti non marini.
- v. 26: οἶδμα è il gonfiore anche fisico, come κῦμα richiama la gravidanza.
- σαλεύω nell’Edipo Re è il verbo della città in tempesta per il contagio.
- v. 36 ss.: sorge una questione a proposito della tomba di Achille. Se è morto a Troia, la sua tomba dovrebbe essere lì, non in Tracia. Dove appare dunque il suo fantasma? (notiamo la seconda apparizione di fantasma nella tragedia). E se la protesta del fantasma è vista da lontano, o precedente il primo trasbordo, dove dev’essere sacrificata Polissena? Sembra evidente che la tomba è in Tracia. Forse un tumulo per ricordo? Alcune note propongono o un cenotafio addirittura sulla nave o un’apparizione in Troade che ha fatto decidere di fermarsi alla prima tappa. Ma quindi per il sacrificio tornerebbero indietro?
- v. 35: ἔχοντες può stare per κατέχοντες (‘trattenendo’ ‘tenendo ferme’)? o può avere valore concessivo ‘pur avendo le navi’…restano sulla riva?
- v. 43: perché dice πεπρωμένη? Non sembra che possa avere altro senso se non ‘destino’ ma nel pensiero di Euripide che senso viene ad avere?
- v. 48: δούλης indica la schiava che troverà il corpo di Polidoro o, come altri pensano, la madre schiava? Sembra poco credibile, ma certo il desiderio di Polidoro è d’incontrare col suo corpo la madre. Il suo rapporto con la madre è molto importante in tutto il passo: desidera la sepoltura per sé, ma la maggiore preoccupazione è per la mamma.
Leggiamo i vv. 54-97
- Monodia di Ecuba in dialetto dorico. È in dimetri anapesti, tranne due coppie di esametri: vv. 74-75 e 90-91. Sono state fatte varie ipotesi di interpolazioni e il v. 76 ha delle parole espunte.
- v. 68 ss.: nuova questione: Qual è stata esattamente la visione notturna di Ecuba? Parla di una ὄψιν (v. 72) che riguarda entrambi i figli, poi racconta il sogno su Polissena (sono proprio le 2 coppie di esametri). Ma allude anche a φάσμασιν (v. 70): ha visto Polidoro? Polidoro stesso in precedenza ha solo detto di essere stato per tre giorni sopra di lei, ma non di esserle apparso, anzi se ne va quando Ecuba esce per non spaventarla.
- v. 66: a proposito di σπεύσω βραδύπουν ἤλυσιν: v. gradum studio celebrabat anili in Virgilio (Aen. 4, 641).
- v. 69: αἴρομαι: ‘sono tenuta sospesa’? ‘sono agitata’?
- v. 68 ss.: tema del buio: σκοτία, ἔννυχος, ἔννυχον, μελανοπτερύγων. – Αnche χθόνιοι.
- v. 81: χιονώδη è solo esornativo? o indica che la Tracia è un rifugio sicuro, difficilmente attaccabile per motivi climatici?
- v. 82: ξείνου che Polidoro usava ironicamente, per Ecuba è un’autorassicurazione e un’ironia tragica per il pubblico. Ecuba sa che è stata chiesta una vittima fra le prigioniere troiane, ma a differenza di Polidoro non sa che si tratta di Polissena: prega gli dèi che questo non avvenga.
Leggiamo la Parodo, vv. 98-153
- v. 116: συνέπαισε l’uso intransitivo parrebbe un ἅπαξ.
- v. 119: δοκοῦν participio accusativo assoluto.
- v. 120: se non c’è articolo ὁ, come in alcune edizioni, è possibile che ἦν … σπεύδων corrisponda ad un imperfetto: ‘si affrettava per, si dava da fare’. Ma se c’è l’articolo, il participio è sostantivato: ‘Agamennone, che onora (onorando) il letto … era colui che si dava da fare per il tuo bene’. Ma esattamente che cosa significa ἀνέχων? propriamente ‘attenersi, stare saldo su’.
- v. 123 ss: i figli di Teseo sono persone sgradevoli, come anche negli Eraclidi, dove pure chiedono una vittima in cambio dell’aiuto. Se rappresentano il giudizio su Atene dell’autore, non è certo positivo. Ι duali accomunano i due fratelli, diversi discorsi ma identica opinione.
- v. 130 ss: decisamente negativa la figura di Odisseo, una delle presentazioni più sgradevoli, come nell’Ifigenia in Aulide. In particolare ποικιλόφρων sembra quasi una parodia di Omero. Kόπις (da κόπτω) è di uso raro. Δημοχαριστής indica la tipica influenza sofistica sull’assemblea; anche ἡδυλόγος
- v. 130: κατατεινομένων ‘contenziosi’ (vocabolario). Per altri ‘che si prolungavano’.
- v. 135: ἀποθεῖν ‘trascurare, respingere’.
- v. 141: ὅσον οὐκ ἤδη espressione idiomatica nel senso di ‘fra poco’.
- v. 150: προπετῆ ‘che cade sopra’ ma per alcuni ‘che si dirige verso’.
- v. 153: bella l’immagine νασμῷ μελαυναυγεῖ ‘flutto dai neri barbagli’; νασμῷ è tutto ciò che scorre.
