Testo latino e traduzione da Catullo, Poesia, Utet
Haec tum clarisona pellentes vellera voce 320
talia divino fuderunt carmine fata,
carmine, perfidiae quod post nulla arguet aetas.
«0 decus eximium magnis virtutibus augens,
Emathiae tutamen, Opis carissime nato.
accipe, quod laeta tibi pandunt luce sorores, 325
veridicum oraclum: sed vos, quae fata sequuntur,
currite ducentes subtegmina, currite, fusi.
Adveniet tibi iam portans optata maritis
Hesperus, adveniet fausto cum sidere coniunx,
quae tibi flexanimo mentem perfundat amore, 330
languidulosque paret tecum coniungere somnos,
levia substernens robusto brachia collo.
Currite ducentes subtegmina, currite, fusi.
Nulla domus tales umquam contexit amores,
nullus amor tali coniunxit foedere amantes, 335
qualis adest Thetidi, qualis concordia Peleo.
Currite ducentes subtegmina, currite, fusi.
Nascetur vobis expers terroris Achilles,
hostibus haud tergo, sed forti pectore notus,
qui persaepe vago victor certamine cursus 340
flammea praevertet celeris vestigia cervae.
Currite ducentes subtegmina, currite, fusi.
Non illi quisquam bello se conferet heros.
cum Phrygii Teucro manabunt sanguine ⟨campi,⟩
Troicaque obsidens longinquo moenia bello, 345
periuri Pelopis vastabit tertius heres.
Currite ducentes subtegmina, currite, fusi.
Illius egregias virtutes claraque facta
saepe fatebuntur gnatorum in funere matres,
cum incultum cano solvent a vertice crinem, 350
putridaque infirmis variabunt pectora palmis,
Currite ducentes subtegmina, currite, fusi.
Namque velut densas praecerpens messor aristas
sole sub ardenti flaventia demetit arva,
Troiugenum infesto prosternet corpora ferro. 355
Currite ducentes subtegmina, currite, fusi.
Testis erit magnis virtutibus unda Scamandri,
quae passim rapido diffunditur Hellesponto,
cuius iter caesis angustans corporum acervis
alta tepefaciet permixta flumina caede. 360
Currite ducentes subtegmina, currite, fusi.
Denique testis erit morti quoque reddita praeda,
cum teres excelso coacervatum aggere bustum
excipiet niveos perculsae virginis artus.
Currite ducentes subtegmina, currite, fusi. 365
Nam simul ac fessis dederit fors copiam Achivis
urbis Dardaniae Neptunia solvere vincla,
alta Polyxenia madefient caede sepulcra;
quae, velut ancipiti succumbens victima ferro,
proiciet truncum summiso poplite corpus. 370
Currite ducentes subtegmina, currite, fusi.
Quare agite optatos animi coniungite amores.
Accipiat coniunx felici foedere divam,
dedatur cupido iam dudum nupta marito.
Currite ducentes subtegmina, currite, fusi. 375
Non illam nutrix orienti luce revisens
hesterno collum poterit circumdare filo,
[currite ducentes subtegmina, currite, fusi],
anxia nec mater discordis maesta puellae
secubitu caros mittet sperare nepotes. 380
Currite ducentes subtegmina, currite, fusi. »
Talia praefantes quondam felicia Pelei
carmina divino cecinerunt pectore Parcae.
Praesentes namque ante domos invisere castas
heroum, et sese mortali ostendere coetu, 385
caelicolae nondum spreta pietate solebant.
Saepe pater divum templo in fulgente revisens,
annua cum festis venissent sacra diebus,
conspexit terra centum procumbere tauros.
Saepe vagus Liber Parnasi vertice summo 390
Thyiadas effusis euantis crinibus egit,
cum Delphi tota certatim ex urbe ruentes
acciperent laeti divum fumantibus aris.
Saepe in letifero belli certamine Mavors
aut rapidi Tritonis era aut Ramnusia virgo 395
armatas hominum est praesens hortata catervas.
Sed postquam tellus scelere est imbuta nefando
iustitiamque omnes cupida de mente fugarunt,
perfudere manus fraterno sanguine fratres,
destitit extinctos gnatus lugere parentes, 400
optavit genitor primaevi funera nati,
liber ut innuptae poteretur flore novercae,
ignaro mater substernens se impia nato
impia non verita est divos scelerare penates.
Omnia fanda nefanda malo permixta furore 405
iustificam nobis mentem avertere deorum.
Quare nec talis dignantur visere coetus,
nec se contingi patiuntur lumine claro.
Filando i velli, le Parche rivelavano questo destino
con il limpido suono del loro profetico canto,
canto che mai nessun’epoca potrà accusare di frode:
« Tu che accresci il tuo nome, già grande, d’insigni virtù,
baluardo della Tessaglia, prediletto dal figlio di Rhea,
ascolta ciò che ti svelano, in questo giorno di gioia,
le sorelle, l’oracolo vero. Ma voi, cui i fati obbediscono,
correte, fusi, correte, conducendo la trama.
Verrà Vespro a portarti la gioia desiderata
dai mariti, verrà la tua sposa sotto un astro propizio
a diffondere in te l’amore che piega le anime,
preparata a dormire dei sonni un poco stanchi, con te,
con le tenere braccia attorno al tuo collo robusto.
Correte, tusi, correte, conducendo la trama.
Mai nessuna casa accolse un simile amore.
nessun amore mai uni tanto stretti due amanti.
come quella concordia che c’è fra Tetide e Peleo.
Correte, fusi, correte, conducendo la trama.
Achille da voi nascerà, ignaro della paura.
Non vedranno mai la sua schiena i nemici, ma il forte suo petto.
Vincitore più volte nella rapida gara di corsa
anticiperà la cerva, veloce come la fiamma.
Correte, fusi, correte, conducendo la trama
Non ci sarà un eroe simile a lui nella guerra,
quando sui campi di Frigia gronderà il sangue troiano,
ed assediando con lunga guerra le mura di Troia
il terzo erede di Pelope spergiuro, le abbatterà.
Correte, fusi, correte, conducendo la trama.
Il suo alto valore, le sue gesta gloriose
saranno spesso attestate dalle madri nei funerali,
quando dal capo canuto scioglieranno gli incolti capelli
e strazieranno con deboli mani i petti cadenti.
Correte, fusi, correte, conducendo la trama.
Come un mietitore recide le spighe addensate
e sotto il sole rovente miete le bionde campagne,
cosi falcerà con la spada, tremenda, i corpi troiani.
Correte, fusi, correte, conducendo la trama.
Testimonierà la sua forza l’onda dello Scamandro
che si effonde e disperde nel tempestoso Ellesponto:
egli, sbarrandone il corso con i cadaveri a mucchi,
intiepidirà la corrente profonda, mischiandola al sangue.
Correte, fusi, correte, conducendo la trama.
Lo testimonierà la preda che avrà dopo la morte,
quando il rotondo tumulo – alto di zolle ammassate –
prenderà le candide membra della vergine sacrificata.
Correte, fusi, correte, conducendo la trama.
Appena agli stanchi Achei avtà concesso il destino
di disfare le mura di Troia, che Posidone aveva adunate,
Polissena aspergerà di sangue l’alto sepolcro:
come una vittima cade, colpita dall’ascia a due tagli,
cosi, piegando i ginocchi, cadrà, col corpo troncato.
Correte, fusi, correte, conducendo la trama.
Unitevi dunque nell’amore desiderato.
Accolga lo sposo la dea nell’unione feconda;
sia data la sposa al marito, che da tanto tempo la vuole.
Correte, fusi, correte, conducendo la trama.
Quando, domani al mattino, la nutrice la rivedrà
non potrà più cingerle il collo con la collana di ieri,
né la madre, attristata perché la figlia è divisa
dal letto nuziale, dovrà disperare d’avere nipoti.
Correte, fusi, cotrete, conducendo la trama ».
Questo canto a Pèleo intonarono un giorno le Parche
col loro cuore profetico, predicendo sorte felice;
sì, perché una volta gli abitatori del cielo
andavano di persona nelle pure dimore
degli eroi e si mostravano ai mortali riuniti:
la religione, a quel tempo, non era ancora spregiata;
spesso il padre dei numi, nel tempio pieno di luce,
al ritornare del rito sacro dei giorni di festa
vide cento buoi stramazzare per terra;
spesso l’errante Libero guidò in vetta al Parnaso
le scarmigliate Baccanti che levavano il grido di rito,
mentre a Delfi i cittadini da ogni parte accorrevano lieti,
accogliendo festosi il dio col fumo di altari.
Nella mischia di guerra apportatrice di morte
spesso Marte, la dea dell’impetuoso Tritone
e la vergine dea di Ramnunte, incitarono
con la loro presenza le schiere degli uomini in armi.
Ma da quando la terra si è macchiata d’orrendi delitti
e dai cuori smaniosi la Giustizia è stata scacciata,
i fratelli si sono lordate le mani di sangue fraterno,
il padre ha augurato la morte del suo primogenito
per godersi liberamente una matrigna illibata;
la madre sottoponendosi al figlio inconsapevole
empia non ebbe timore di contaminare i Penati.
Il male ed il bene, confusi in un delirio perverso,
hanno distolti da noi gli dèi che rendono giusti:
per questo non vogliono più visitare tali congreghe
e non si lasciano più incontrare all luce del giorni.
