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I° testo: Il Giuramento di Ippocrate
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- Notiamo anzitutto differenze testuali fra le diverse edizioni: ὀμνύω / ὄμνυμι e soprattutto le forme verbali della prima frase. L’edizione accolta da Paduano ha tutti gli infiniti al futuro, mentre quella della Bur ha al futuro solo due infiniti, ἐπικρινέειν e διδάξειν, e gli altri all’aoristo. L’infinito futuro è tipico del giuramento, ma forse l’estensione a tutti gli infiniti costituisce una lectio facilior.
- Chi sono Igea e Panacea? divinità simboliche che rappresentano la prevenzione e la cura. Il rapporto di parentela / figliolanza con Asclepio è stato ricostruito successivamente; Asclepio nel mito è un uomo, figlio di Apollo, fulminato da Zeus per aver fatto risorgere un essere umano (v. prologo dell’ Alcesti).
- θεοὺς non si riferisce solo agli dèi maschi, spesso è utilizzato per indicare divinità femminili; quindi si accorda con πάντας e con πάσας, peraltro strettamente connessi dal τε καί.
- ἵστορας è tradotto abitualmente con ‘testimoni’ ma il vocabolario non registra questo significato; sostantivo connesso con *ειδ-ιδ: indica conoscenza, consapevolezza. In questo caso sono i giudici del giuramento.
- Il rapporto fra maestro e discepolo crea uno stretto legame che prosegue oltre i limiti della scuola. διδάξαντα è atemporale, indica il rapporto d’insegnamento sganciato dalla cronologia.
- Il verbo κοινώσασθαι / κοινώσεσθαι + gen. non può significare ‘mettere a parte’ ma solo ‘prendere parte’ alla vita dell’altro (βίου se indica ‘vita’ e non ‘patrimonio’ di cui si parla dopo). Iindica quindi una comunanza di vita
- Solo i figli maschi sono possibili discepoli.
- La questione che sorge è se si tratta di due diversi giuramenti, uno all’iscrizione alla scuola e l’altro all’inizio della professione, o di un unico giuramento. In entrambi i passaggi si parla di συγγραφή: questo sembrerebbe l’accordo o il contratto al momento dell’iscrizione alla scuola, non richiesto, così come il pagamento, ai figli del maestro. Lasciamo aperta la questione, anche perché i testi che usiamo sono discordi.
- εἴρξειν va forse letto εἴρξομαι: l’infinito non sembra possa reggere e i verbi di questa parte sono all’indicativo, non più all’infinito. Ma la questione è il complemento con ἐπί che non può certo dipendere da un verbo di rifiuto o astensione. ἐπί riprende il complemento precedente ἐπ᾿ὠφελείῃ. Quindi il senso del verbo dovrebbe esprimere una negazione: “invece per danno e ingiustizia assolutamente no” o, come traduce Paduano, “in nessun caso”. Ma certo è poco chiaro.
- διαιτήμασι pone l’accento sulle regole di vita più che su cure.
- Tutto il giuramento ha un’impronta fortemente etica: ἁγνῶς καὶ ὁσίως sia nella vita sia nella professione.
- Il commento di Paduano su aborto e eutanasia è ideologico e relativista.
- L’aborto è compiuto con un πεσσόν, una bacchetta medicata.
- La frase sull’eutanasia ha un accumulo di negazioni: οὐ οὐδέ οὐδενί οὐδέ.
- Il suicidio non è escluso nel mondo antico (ma è discusso: vedi il discorso di Tecmessa ad Aiace e di Teseo ad Eracle.
- Certamente i veleni erano ampiamente noti e praticati (anche per la pena di morte).
- Il medico però non compie l’eutanasia né la suggerisce.
- Il rifiuto ad operare sembra distinguere la τέχνη del medico dalla πρῆξις dei chirurghi, che sono semplici lavoratori. Del resto la considerazione negativa della chirurgia è diffusa in molte epoche. In Inghilterra il chirurgo è (era?) chiamato mister, non doctor.
- Probabilmente l’allusione ai calcoli (mal della pietra) è esemplificativa di un dolore difficilmente sopportabile, tanto da far insistere sull’intervento (Plinio, Nat. Hist. 25, 23).
- La moralità del medico riguarda ogni aspetto del rapporto coi pazienti e con le persone della casa, anche gli schiavi: ne emerge una figura carismatica.
II° testo: Sull’antica medicina, 1-3
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- Anche qui notiamo differenze testuali: all’inizio ὁπόσοι / ὁκόσοι , al cap.2 ἐξαπάτηται / ἐξαπατᾷ τε, al 3 αἰτίην/ χρείην.
- Ricerca dell’ἀρχή sia nel senso dell’origine della medicina, sia nel senso dell’origine di malattie e morte. L’autore critica il fatto che la questione dell’ἀρχή venga ripresa nuovamente dai suoi contemporanei con diversi fondamenti (ὑπόθεσις – ὑπυθέμενοι). Questo potrebbe andar bene per indagare su fatti celesti o sotterranei per cui non si può appoggiarsi su scoperte precedenti
- Il linguaggio di Ippocrate ricorda il linguaggio della storiografia: εὑρημένη, εὑρεθήσεται ,εὑρημένα , εὕρηται , εὑρεθήσεται, εἰδὼς, ζητέῃ, ζητεῖν. L’indagine medica ha influito sull’indagine storica come metodo e linguaggio
- Ma il punto importante qui è che il metodo è già un fatto compiuto: si possono aggiungere altre scoperte, ma nella stessa direzione.
- L’idea che ci sia ancora da scoprire si trova in un passo delle Naturales Quaestiones di Seneca, peraltro proprio in riferimento a fenomeni celesti (le comete).
- ἀμφὶ τέχνης ἐούσης (cap. 1) e τὴν τέχνην ὅτι ἔστιν (cap. 2): la medicina è un’arte che già c’è.
- ὅτι ἀμφὶ τέχνης ἐούσης dipende da un sottinteso ἀμαρτάνουσι.
- Il linguaggio deve essere comprensibile ai profani, quindi agli stessi malati: l’anamnesi (ἀναμιμνήσκεται) insorge nei malati stessi, se viene loro spiegato in modo comprensibile ciò di cui soffrono.
- il cap. 3 affronta il tema dell’ἀρχή con due passaggi storici: la nascita della medicina per curare gli uomini che avevano una dieta sbagliata e prima ancora il tempo in cui usavano un’alimentazione uguale a quella delle bestie. L’apprendimento di tecniche per modificare i cibi naturali (macinazione, cottura al fuoco) rientra nelle scoperte originarie della medicina, che sembra quindi identificarsi con la dietetica in senso lato.
