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Testo: Catullo 68b
Dopo alcune riflessioni sul rapporto fra 68a e 68b [1] iniziamo la lettura in distici elegiaci del 68b.
Vv. 1-26 (41- 66)[2]:
- Al terzo verso troviamo ne o nec: nec è tràdito e introduce un congiuntivo ottativo, ne è congettura e introduce una finale.
- Nel primo verso Catullo invoca le Muse (deae), ma dal v. 5 (45) appare chiaro che il contenuto del carme è del poeta, non frutto di ispirazione: le Muse hanno il compito di divulgarlo nel tempo. Si tratterebbe di un’imitazione ellenistica (Callimaco).
- Saeclis obliviscentibus è complemento di tempo o di causa o ablativo assoluto.
- Anus è qui aggettivo riferito a carta, ma non è chiaro se con valore attributivo o predicativo: ‘pur divenuta vecchia’? ‘quando sarà invecchiata’? o ‘vecchia quindi resistente’?
- V. 12 (52): corruerit tràdito, torruerit in alcuni codici minori.
- Corruerit transitivo, nel senso di ‘far precipitare’ si trova in Lucrezio, è lectio difficilior, come suono e senso richiama curam del verso precedente e introduce un’idea di affanno.
- Torruerit anticiperebbe la similitudine dell’Etna e il verbo arderem.
- Vi sono tre similitudini successive: con l’Etna, col ruscello, con la tempesta. Ma quella intermedia, la similitudine del ruscello, comporta diverse interpretazioni e diversa punteggiatura. Mettendo punto dopo genae al v. 16 (56), il riferimento alle lacrime si conclude e inizia il paragone del ruscello, che prosegue poi col successivo paragone; altrimenti il ruscello è paragonato alle lacrime, che danno refrigerio al dolore. Sembra strana una descrizione così ampia per la similitudine con le lacrime; peraltro anche dopo ci sono ampie similitudini. Aveva definito le lacrime con tristi imbre, quindi in contrapposizione con l’idea di sollievo; ma il problema è l’hic del v. 23 (63) che sembra dare inizio al nuovo paragone, non proseguire col precedente, a meno di non intenderlo come avverbio ‘in questo frangente’.
- Lasso (21-61) è comunemente accettato per il tràdito basso, che non appartiene alla lingua letteraria; per enallage è riferito a sudore, come risulta dalla cesura.
- Hiulcat ‘spacca’; esiste anche l’aggettivo hiulcus ‘screpolato’.
- Aspirans ‘soffiare, aspirare’.
- Implorata (alternativa implorate, avverbio) probabilmente nominativo riferito ad aura, non ablativo con prece.
Vv. 27- 64 (67- 104)
- lato…limine: limine può significare ‘varco’ legato a patefecit , oppure ‘limite’ legato a claussum.
- dominam (tràdito) o la congettura dominae corrispondente a nobis? In che senso Allio ha concesso dominam? la sua donna? e communes potrebbe indicare una donna divisa fra due? Allio concedendo la casa gli ha permesso di trovarsi con la domina.
- Italo Lana ha osservato come il momento in cui si sente scricchiolare la soglia è stato ripreso sia da Pavese nella lirica Passerò per Piazza di Spagna sia da Kafka in una lettera a Milena. Io però vedrei l’antecedente nell’arrivo di Telemaco alla capanna di Eumeo; è sulla soglia e il padre lo vede: come se tutto si fermasse. Ma il senso può essere negativo: la sposa nel giorno delle nozze non deve toccare la soglia. Questo non è un coniugium come Catullo vorrebbe che fosse.
- Il tema della porta da varcare e il verbo terere ritornano a proposito di Ercole, che varca la porta degli dèi per sposare Ebe.
- Anche nel rapporto fra Laodamia e Protesilao l’iniziativa è femminile (come per Tetide e Peleo). Laodamia entra nella domus di Protesilao prima che siano compiuti riti nuziali presa d’amore per lo sposo (coniugis gen. oggettivo).
- Ma perché se il rito non era compiuto (come viene ribadito più volte con espressioni negative) si parla di coniugis?
- Abrupto coniugio ‘vedovanza’.
- Quod causale o pronome riferito a coniugium.
- Longo tempore ‘per lungo tempo’.
- Abisse (tràdito) si interpreta come infinito perfetto con valore aoristico, in luogo di un futuro.
- Ai vv. 37-38 (77-78) il racconto è interrotto da un riferimento personale: invoca Ramnusia ma ha già oltrepassato il limite. Perché dunque questa richiesta? Tutta la tematica è in chiaroscuro (che si conclude con lux).
- Elena, amante di Paride, è detta moecha: un amore irregolare e negativo.
- Forse siamo all’inizio del rapporto con Lesbia, quando ancora non c’è contraddizione.
- quo= ut id
Vv. 64-120 (105- 160)
- Similitudini lunghe, complesse e difficili da capire.
- Il tema è cupo: Troia, morte, abisso, furores.
- L’amore / passione è sempre precario.
- Multivola come per Giove usa omnivoli.
- Nel saluto e augurio finale tornano domus (di Allio) e domina (la donna di Allio?); o domina è coordinato con un nos (=io) sottinteso? ‘abbiamo giocato io e la mia donna’?
Va ricordato che questo carme è la prima elegia latina, che si differenzia dalle elegie narrative ellenistiche introducendo l’elemento personale.
[1] Rimandiamo all’articolo di Lucia Prestipino, Catullo, carme 68b, in Zetesis 2/2020, pagg. 84-88
[2] La doppia numerazione dipende dal fatto che qualche editore numera il 68b come autonomo (1-120) o come continuazione del 68 (41-160).
